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Rientro a Scuola: informazioni, documenti e risposte del MIUR

Rientro a Scuola: informazioni, documenti e risposte del MIUR relativi all’anno scolastico 2020/2021

Dopo mesi difficili e confusi, rientrare a Scuola per l’anno scolastico 2020/2021 sarà certamente complicato. Nei giorni scorsi è stato pubblicato il documento tecnico – a cura di Istituto superiore di sanità, Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione e Inail, in collaborazione con Fondazione Bruno Kessler, Regione Emilia Romagna e Regione Veneto – che fornisce una serie di indicazioni operative per garantire il rientro in classe in sicurezza di studenti e insegnanti: dalle misure propedeutiche alla riapertura delle scuole nel mese di settembre alle modalità di gestione di eventuali casi e focolai da Covid-19.

Sono molte le richieste di chiarimenti da parte delle famiglie e degli addetti ai lavori sulle modalità di rientro in sicurezza. Pertanto il Ministero dell’Istruzione ha attivato sul proprio sito una sezione dedicata che raccoglie tutti i documenti e i materiali utili alle scuole, al personale e alle famiglie.

Vediamo di cosa si tratta nel dettaglio.

I documenti del Ministero: in questa sezione sono raccolti tutti i documenti e le notizie ufficiali del Ministero dell’Istruzione sul rientro a Scuola per l’anno scolastico 2020/2021.

Le indicazioni sanitarie: in questa sezione sono raccolte tutte le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, per il rientro a Scuola, a settembre, per l’anno scolastico 2020/2021 e le altre indicazioni sanitarie.

I territori: in questa sezione sono raccolti tutti i link alle pagine degli Uffici Scolastici Regionali con riferimento al rientro a Scuola, a settembre, per l’anno scolastico 2020/2021.

Domande e risposte: in questa sezione, in costante aggiornamento, sono disponibili le risposte alle vostre domande più frequenti.

Screening sierologico: quest’anno per rientrare a Scuola in sicurezza c’è un test che tutto il personale scolastico può fare. È il test sierologico. Un piccolo gesto, veloce e gratuito. Bastano pochi minuti e la tessera sanitaria. È fondamentale la collaborazione di tutti.

Fonte: Istruzione.it

Referente scolastico Covid-19: formazione adeguata e mansioni

Referente scolastico Covid-19

A poche settimane dall’inizio delle scuole, ci sono ancora alcuni aspetti che devono essere confermati e decisi, sia a livello nazionale che a livello regionale. Una certezza è invece la presenza in ogni istituto scolastico di almeno due referenti COVID-19. A parlare di questa figura è il Rapporto ISS COVID-19 n. 58/2020 intitolato “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia” redatto da un gruppo di lavoro di cui hanno fatto parte ISS, Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, INAIL, Fondazione Bruno Kessler, Regione Emilia-Romagna, Regione Veneto.

La riapertura delle scuole, considerando anche l’aumento dei casi di positività ai tamponi di questo ultimo periodo, comporta dal punto di vista epidemiologico un possibile aumento del rischio della circolazione del virus nella comunità. È quindi fondamentale che in ogni scuola siano presenti degli addetti formati in grado di rispondere prontamente a casi sospetti/probabili e confermati di COVID-19 nonché di attuare strategie di prevenzione previste nei protocolli.

Ogni scuola dovrà seguire le indicazioni per la prevenzione dei casi COVID-19 del Ministero della Istruzione, del Ministero della Salute e del Comitato Tecnico Scientifico nonché eventuali Ordinanze Regionali. Ovviamente le persone identificate come referenti dovranno conoscere e poter sempre avere accesso alle norme in vigore.

Ad oggi, in particolare, i seguenti documenti rappresentano l’attuale riferimento:

Proprio secondo l’ultimo rapporto citato, si raccomanda (raccomandazione che potrebbe diventare obbligo quando governo e/o regioni legifereranno riguardo questa tematica) alle scuole e ai servizi educativi dell’infanzia di: “identificare dei referenti scolastici per COVID-19 adeguatamente formati sulle procedure da seguire”.

In pratica, in ogni scuola deve essere identificato un referente (Referente scolastico per COVID-19), ove non si tratti dello stesso dirigente scolastico, che svolga un ruolo di interfaccia con il dipartimento di prevenzione e possa creare una rete con le altre figure analoghe nelle scuole del territorio. Deve essere identificato un sostituto per evitare interruzioni delle procedure in caso di assenza del referente.

Il referente scolastico per COVID-19 dovrebbe essere possibilmente identificato a livello di singola sede di struttura piuttosto che di istituti comprensivi e i circoli didattici, per una migliore interazione con la struttura stessa.

Il rapporto ISS COVID-19 n. 58, specifica che “Il referente del DdP (ovvero il referente che ogni ASL deve istituire e che dovrà tenere i rapporti con i referenti scolastici) e il suo sostituto devono essere in grado di interfacciarsi con tutti i referenti scolastici identificati, i quali devono ricevere adeguata formazione sugli aspetti principali di trasmissione del nuovo coronavirus, sui protocolli di prevenzione e controllo in ambito scolastico e sulle procedure di gestione dei casi COVID-19 sospetti/ o confermati”.

Cosa si intende però per adeguata formazione? Quali sono i contenuti che devono essere propri di un referente COVID-19 per poter svolgere al meglio la propria mansione?

Pensando ad un ipotetico programma, sicuramente il referente COVID-19 dovrà avere delle basi di microbiologia, conoscendo le caratteristiche del SARS COV 2 (coronavirus rivestito ad RNA a singolo filamento), la resistenza del virus nell’ambiente e soprattutto le modalità di trasmissione.

Conoscere le caratteristiche del microrganismo vuol dire comprendere meglio il significato delle azioni di prevenzione e contenimento. E’ evidente che se il referente è lo stesso dirigente, questo dovrà usufruire di queste conoscenze anche per l’elaborazione delle procedure specifiche che la scuola mette in atto. Se il referente non fosse il dirigente, lo stesso potrebbe collaborare alla stesura delle procedure che dovranno seguire le varie indicazioni sopra citate. Infatti, il referente dovrà essere formato in modo molto minuzioso sia sulle norme che regolano la gestione COVID-19 nelle scuole che soprattutto sui protocolli e sulle procedure che ogni scuola elaborerà e dovrà seguire. Questo perché molte funzioni saranno appunto svolte dallo stesso o da suo sostituto.

Tali procedure non mireranno solamente alla prevenzione ma dovranno occuparsi anche della gestione dei casi sospetti o confermati di Covid-19 a scuola. Per raggiungere gli obiettivi in entrambi gli aspetti (prevenzione e gestione emergenza) il referente dovrà essere formato su:

  • Corrette modalità di sanificazione “regolare e periodica” degli ambienti e sanificazione straordinaria a seguito di caso accertato.
  • Corrette modalità di scelta e utilizzo DPI.
  • Modalità di comunicazione sia con il caso sospetto/confermato che con il referente dell’ASL nonché con gli enti preposti (118, medici curanti ecc).

È necessaria infatti una chiara identificazione, messa a punto e test di funzionamento anche del canale di comunicazione reciproca tra “scuola”, medici curanti (PLS e MMG) e Dipartimenti di prevenzione delle ASL (attraverso i rispettivi referenti) che andrà adattato in base alla tecnologia utilizzata (es. messaggistica breve, e-mail, telefono etc.).

La formazione del referente dovrà quindi soffermarsi anche sulla gestione dei vari scenari. Il documento ISS riporta degli esempi, alcuni dei quali prevedono l’intervento diretto del referente, ovvero:

1) Caso in cui un alunno presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37,5°C o un sintomo compatibile con COVID-19, in ambito scolastico

oppure

2) Nel caso di un numero elevato di assenze in una classe.

Nel primo caso, l’operatore scolastico che viene a conoscenza di un alunno sintomatico deve avvisare il referente scolastico per COVID-19. Lo stesso nell’immediato deve far partire la procedura stabilita dalla scuola, ovvero:

  • la chiamata ai genitori (il referente deve saper come gestire la chiamata);
  • l’isolamento dello studente (il referente deve saper come approcciarsi allo studente e deve sapere quale aula va utilizzata per l’isolamento);
  • la misurazione della temperatura (il referente o altro operatore devono sapere come misurare in modo sicuro la temperatura, che DPI indossare, e devono avere a disposizione strumenti specifici);
  • effettuare o far effettuare la sanificazione specifica delle zone interessate (come detto il referente deve conoscere esattamente le procedure di sanificazione previste dalla scuola).

Nel secondo caso, il referente scolastico per il COVID-19 deve comunicare al DdP se si verifica un numero elevato di assenze improvvise di studenti in una classe (es. 40%; il valore deve tenere conto anche della situazione delle altre classi) o di insegnanti. Anche per tale aspetto la formazione ha un ruolo importante, infatti il referente dovrà avere indicazioni precise su quali siano le percentuali oltre le quali è necessario avvisare il referente ASL.

Infine, anche grazie allo stretto contatto con il referente ASL del DdP, i referenti scolastici Covid-19 dovranno rimanere aggiornati:

  • sulle più recenti scoperte riguardanti la patologia e il SARS COV 2;
  • sull’andamento dei casi;
  • sulle nuove fonti normative.

Il gruppo di lavoro ISS e le altre istituzioni coinvolte nella preparazione delle misure di prevenzione, attraverso la piattaforma EDUISS fornirà un percorso formativo in tema di COVID-19 per la gestione dei casi sospetti o confermati di COVID-19.

I destinatari della formazione FAD sono i referenti COVID-19 per ciascuna istituzione o struttura scolastica e gli operatori sanitari dei DdP referenti COVID-19 per le scuole (consulenti o RSPP esterni non potranno accedere a tale corso). Il corso FAD asincrono di 9 ore sarà accessibile e fruibile alla coorte di utenti (previsti tra i 50.000 utenti) nel periodo 31 agosto /15 dicembre 2020.

Tale corso come dice il titolo sarà specifico sulla parte di gestione dei casi confermati o sospetti. È importante che il referente, oltre a quella parte, abbia una base, come scritto sopra, di microbiologia, di sanificazione e di utilizzo corretto DPI, e che a completamento del percorso sopra citato venga formato sugli specifici passi da seguire per applicare le procedure della propria scuola.

Una formazione su queste tematiche, per raggiungere davvero l’obiettivo, dovrebbero averla anche le altre figure come consulenti o RSPP che parlando di Covid-19 sono spesso il punto di riferimento delle attività e che presumibilmente affiancheranno i vari referenti nella stesura delle procedure e nella gestione dei casi.

Fonte: Puntosicuro.it

Covid-19, ritorno a scuola in sicurezza: pubblicato il documento tecnico

Covid-19, ritorno a scuola in sicurezza

Dalle misure propedeutiche alla riapertura delle scuole nel mese di settembre alle modalità di gestione di eventuali casi e focolai da Covid-19, il nuovo documento tecnico – a cura di Istituto superiore di sanità, Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione e Inail, in collaborazione con Fondazione Bruno Kessler, Regione Emilia Romagna e Regione Veneto – fornisce una serie di indicazioni operative per garantire il rientro in classe in sicurezza di studenti e insegnanti.

Descritto l’iter da seguire in caso di sintomi compatibili con il virus.

Il documento, condiviso dal Comitato tecnico scientifico per l’emergenza da nuovo Coronavirus, rientra tra le iniziative promosse a partire dal mese di aprile per l’avvio in presenza del nuovo anno scolastico in ogni ordine e grado. Nello specifico, sono descritte le azioni da intraprendere nel caso in cui un alunno o un operatore scolastico manifesti sintomi compatibili con il Covid-19, sia a scuola che a casa, che prevedono il coinvolgimento del referente scolastico, dei genitori, del pediatra di libera scelta o del medico di medicina generale e del Dipartimento di Prevenzione (DdP).

I genitori devono contattare il pediatra o il medico di famiglia.

Se un alunno manifesta la sintomatologia a scuola, le raccomandazioni prevedono che vada isolato in un’area apposita, sotto la supervisione di un adulto che indossi una mascherina chirurgica, e che i genitori siano immediatamente allertati e attivati. Una volta riportato il figlio a casa, infatti, i genitori devono contattare il pediatra di libera scelta o il medico di famiglia che, dopo avere valutato la situazione, deciderà se è necessario allertare il DdP per l’esecuzione del tampone.

Se il tampone è positivo è il Dipartimento di Prevenzione a decidere quali misure adottare.

In caso di test positivo, il DdP competente condurrà le consuete indagini sull’identificazione dei contatti e valuterà le misure più appropriate da adottare che comprendono, quando necessario, l’implementazione della quarantena per i compagni di classe, gli insegnanti e gli altri soggetti che rientrano nella definizione di contatto stretto. La scuola in ogni caso deve effettuare una sanificazione straordinaria.

Per l’individuazione di eventuali focolai previsto anche il monitoraggio delle assenze.

Fra i compiti attribuiti agli istituti scolastici, il documento prevede anche il monitoraggio delle assenze, per individuare, ad esempio, casi di classi con molti alunni mancanti, che potrebbero essere indice di una diffusione del virus e rendere necessaria un’indagine mirata da parte del DdP. Il documento affronta inoltre, con un capitolo dedicato, le tematiche connesse alla tutela degli operatori della scuola, anche in riferimento alla tutela dei lavoratori fragili.

Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia

Il rapporto è destinato alle istituzioni scolastiche e dei servizi educativi dell’infanzia nonché ai Dipartimenti di Prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale e a tutti coloro che potrebbero essere coinvolti nella risposta a livello di salute pubblica ai possibili casi e focolai di Covid-19 in ambito scolastico e dei servizi educativi dell’infanzia.

Clicca qui per scaricare il rapporto con le indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Covid-19.

FONTE: Inail

Riapertura asili nido e materne: le linee guida anti-covid

Riapertura asili nido e materne: le linee guida anti-covid

Sulle base delle indicazioni organizzative specifiche per la riapertura di asili nido e materne (fascia 0-6) in sicurezza e in base alle norme anti-covid, i Ministeri, le Regioni e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) hanno pubblicato un documento completo con il decreto di adozione delle Linee guida per la ripresa delle attività in presenza a partire dall’inizio di settembre.

Il testo comprende le indicazioni organizzative specifiche per la fascia 0-6 che possono garantire la ripresa e lo svolgimento in sicurezza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia in presenza, assicurando sia i consueti tempi di erogazione, sia l’accesso allo stesso numero di bambini accolto secondo le normali capienze.

Sintesi delle linee guida

L’organizzazione degli spazi prevede aree strutturate, nel rispetto delle esigenze della fascia di età, anche attraverso una diversa disposizione degli arredi, utilizzando materiale ludico e didattico, oggetti e giocattoli assegnati in maniera esclusiva a specifici gruppi/sezioni.

In particolare, dovrà essere valorizzato l’uso degli spazi esterni e di tutti gli spazi disponibili che potranno essere “riconvertiti” per accogliere stabilmente gruppi di relazione e gioco.

Per garantire la ripresa e lo svolgimento in sicurezza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia in presenza, laddove necessario, i sottoscrittori del documento, si impegnano a verificare la possibilità di individuare ulteriori figure professionali, di prevedere eventuali deroghe per le sostituzioni e di assegnare dotazioni organiche aggiuntive nei limiti delle risorse disponibili.

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia statali il Ministero si sta già adoperando per un incremento dell’organico. Si prevedono anche momenti di formazione/informazione specifica del personale.

Compatibilmente con gli spazi a disposizione, è preferibile organizzare l’accoglienza all’esterno, prevedendo possibilmente punti di ingresso e uscita differenziati.

Ad accompagnare i bambini potrà essere un solo genitore, nel rispetto delle regole generali di prevenzione dal contagio, incluso l’uso della mascherina durante tutta la permanenza all’interno della struttura.

Per favorire le misure organizzative idonee alla limitazione del contagio, si potrà tenere un registro delle presenze delle eventuali persone che accedono alla struttura.

Per quanto riguarda l’accesso dei più piccoli alle strutture educative, non sarà necessaria la rilevazione della temperatura corporea all’ingresso, ma bambini e personale:

  • non dovranno avere sintomatologia respiratoria o temperatura corporea oltre i 37.5°C
  • non dovranno essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni né a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni.

L’igiene personale, anch’essa elemento caratterizzante del percorso educativo dei bambini all’interno dei servizi educativi e di istruzione, dovrà essere integrata nelle routine che scandiscono normalmente la giornata dei bambini per l’acquisizione di corretti e rispettosi stili di comportamento, compatibilmente con l’età e con il loro grado di autonomia e consapevolezza.

Per i bambini di età inferiore a 6 anni non è previsto l’obbligo di indossare la mascherina, mentre tutto il personale è tenuto all’utilizzo corretto di dispositivi di protezione individuali.

Covid 19: precauzioni per la preparazione di cibi da asporto e per i bar

Covid 19: le precauzioni per bar e preparazione di cibi da asporto

Per il settore della ristorazione, che in Italia conta circa 1,2 milioni di lavoratori, sono necessarie specifiche misure di contenimento del contagio da virus SARS-CoV-2. Misure che tengano in considerazione sia le specificità e le modalità di organizzazione del lavoro che le particolari criticità di gestione del rischio da contagio del settore.

Oltre a ISS, all’Inail e alle varie normative regionali e nazionali che si sono susseguite, a fornire indicazioni, informazioni e suggerimenti anticontagio ci hanno pensato anche la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (“Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative”), la Commissione Europea o organizzazioni internazionali come la World Health Organization (WHO).

Chiaramente, in questa situazione di “sovraccarico informativo” il rischio è di fare anche un po’ di confusione tra le varie misure proposte.

Per cercare di fare un po’ chiarezza sulle misure proposte e riportare anche specifiche indicazioni sulle precauzioni nei bar o nella ristorazione con preparazione di cibi da asporto possiamo tornare a fare riferimento al documento “Indicazioni ad interim sul contenimento del contagio da SARS-CoV-2 e sull’igiene degli alimenti nell’ambito della ristorazione e somministrazione di alimenti. Versione del 27 maggio 2020” (Rapporto ISS COVID-19 n. 32/2020).

Nell’articolo affrontiamo i seguenti argomenti:

  • Il confronto tra le misure proposte dalle organizzazioni
  • La ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto
  • Le norme igieniche e le precauzioni specifiche per i bar
Il confronto tra le misure proposte dalle organizzazioni

Per permettere un confronto tra le misure proposte per il settore della ristorazione, il rapporto – a cura del Gruppo di lavoro ISS Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare COVID-19 – riporta due tabelle:

  • Tabella 1. Confronto tra le indicazioni fornite tra diversi organismi ed enti in merito al distanziamento sociale e altre misure di contenimento del contagio nei locali dedicati alla ristorazione
  • Tabella 2. Confronto tra le misure di distanziamento fisico e di contenimento del contagio adottate in diversi Stati terzi nei locali dedicati alla ristorazione

Ci soffermiamo in particolare sulla prima tabella e, a titolo esemplificativo, riprendiamo alcune indicazioni generali delle varie organizzazioni:

  • WHO (Covid-19 and food safety: guidance for food businesses Interim guidance 7 April 2020): Informazione alla clientale all’entrata e all’uscita del ristorante. Etichetta respiratoria: “coprire la bocca e il naso con il gomito o il tessuto piegato quando si tossisce o starnutisce. Il tessuto usato deve essere eliminato immediatamente in un contenitore con un coperchio”;
  • Commissione Europea (COVID-19: EU Guidance for the progressive resumption of tourism services and for health protocols in hospitality establishments): “l’uso appropriato delle mascherine è importante e deve essere comunicato agli ospiti e al personale”;
  • Conferenza Regioni (Nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative): “rilevamento temperatura corporea (facoltativa). Privilegiare la prenotazione. Presenze massime pari ai posti a sedere. Privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni. Consumazione buffet non consentita. Pagamento elettronico. Menù online o a perdere”.

Riguardo poi alla distanza tra le persone sedute a tavola:

  • INAIL-ISS: “le sedute devono essere disposte in maniera da garantire un distanziamento adeguato fra i clienti” (si ricorda che la distanza tra le persone è codificata dalla normativa nazionale in materia COVID-19);
  • WHO: “Più di un metro di distanza tra gli schienali di due sedie sulle quali siedono due avventori posti di spalle. Almeno 1 m di distanza tra le persone” che si trovano di fronte;
  • Commissione Europea: “sono definite 3 distanze: 1 m quando si respira, 1,5 m quando si parla, 2,0 m quando si tossisce”;
  • Conferenza Regioni: “almeno 1 m di separazione”.

Riguardo, infine, all’uso delle mascherine:

  • INAIL-ISS: “Previsto per attività propedeutiche o successive al pasto al tavolo (es. pagamento cassa, utilizzo servizi igienici);
  • Commissione Europea: “L’uso delle mascherine costituisce una misura complementare che non sostituisce le misure preventive di base”;
  • Conferenza Regioni: “Indossare le mascherine tutte le volte che non si è seduti al tavolo”.

Rimandiamo alla lettura integrale del rapporto che riporta utili confronti anche su altri aspetti.

La ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto

Veniamo, come ricordato a inizio articolo, alle norme igieniche e precauzioni specifiche nella ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto (codice Ateco 56.10.20).

Ci soffermiamo in particolare sull’organizzazione per le attività di asporto e per la consegna a domicilio.

Per le attività di asporto:

  • “Definire un’area destinata al ritiro degli alimenti preparati e pronti alla consegna alla clientela. Tali aree devono essere diverse dai locali di preparazione degli alimenti.
  • Garantire la disponibilità di prodotti igienizzanti alla clientela al momento della consegna.
  • Gli alimenti preparati devono essere posti in contenitori idonei per gli alimenti protetti ed essere separati da altre merci.
  • La consegna dei prodotti alimentari ai clienti dovrebbe avvenire rispettando la distanza fisica non inferiore a un metro, eventualmente adottando soluzioni innovative (es. vassoi scorrevoli/girevoli, piano di appoggio dedicato, dal quale il cliente preleverà i prodotti solo quando il ristoratore o un suo dipendente si sarà allontanato). Nell’impossibilità di mantenere tale distanza, sia il gestore che il cliente devono indossare la mascherina.
  • Incoraggiare l’uso di modalità di pagamento che evitino lo scambio di denaro, soprattutto contactless”.

Per le attività di consegna a domicilio:

  • “Definire un’area destinata al ritiro degli alimenti preparati e pronti alla consegna da parte del personale addetto alle consegne. Tali aree devono essere diverse dai locali di preparazione degli alimenti.
  • Garantire la disponibilità di prodotti igienizzanti a tutto personale addetto alle consegne a domicilio.
  • È fortemente auspicabile che tutto il personale addetto alle consegne dei prodotti alimentari mantenga un alto livello di igiene personale, indossando la mascherina sia durante il ritiro che la consegna, igienizzando le mani prima di indossare i guanti, e cambiando i guanti a ogni consegna.
  • Gli alimenti preparati devono essere posti in contenitori idonei per gli alimenti, protetti ed essere separati da altre merci. I contenitori impiegati per il trasporto degli alimenti devono essere puliti e disinfettati dopo ogni uso, per assicurare il mantenimento dei requisiti di sicurezza alimentare.
  • Il ritiro dei prodotti alimentari presso l’esercizio e la consegna ai clienti deve avvenire rispettando la distanza interpersonale non inferiore ad un metro ed evitando di accedere al domicilio del cliente.
  • Nella consegna a domicilio, particolare attenzione deve essere riservata al mantenimento delle corrette condizioni di conservazione (tempo/temperatura) degli alimenti da consegnare.
  • Incoraggiare l’uso di modalità di pagamento che evitino lo scambio di denaro, soprattutto contactless”.

Ricordiamo che il rapporto fornisce anche indicazioni su: organizzazione del locale cucina, attività da svolgere durante le preparazioni alimentari e indicazioni per la clientela.

Le norme igieniche e le precauzioni specifiche per i bar

Prima di presentare nuove indicazioni per un’altra tipologia di pubblico esercizio riprendiamo un utile poster riassuntivo, allegato al rapporto, che raccoglie utili “consigli per quando andiamo al ristorante/bar”:

covid bar asporto

Ci soffermiamo, in conclusione, sulle norme igieniche e precauzioni specifiche nei bar e altri esercizi simili senza cucina (codice Ateco 56.30.00).

Queste le indicazioni per l’organizzazione dei locali che non dispongono dei posti a sedere:

  • “Porre all’ingresso dell’esercizio una segnaletica di divieto di accesso in presenza di sintomi di infezione respiratoria acuta (tosse, raffreddore e febbre con temperatura superiore a 37,5°C) compatibili con COVID-19.
  • Garantire, nei limiti del possibile che eventuali code che possono formarsi all’esterno dell’esercizio in attesa dell’accesso si svolgano nel rispetto del corretto distanziamento individuale.
  • Mettere a disposizione all’ingresso dell’esercizio e nelle vicinanze dei servizi igienici, spray o gel sanificante per le mani.
  • Posizionare idonea segnaletica orizzontale davanti al banco e alla cassa per favorire la distanza di sicurezza (segnaletica sui pavimenti); quando possibile, riportare la segnaletica di distanziamento anche sul bordo del banco di somministrazione.
  • Valutare, laddove la struttura del locale lo consenta, l’istituzione di percorsi predefiniti che permettano il raggiungimento del punto di servizio senza incroci con gli avventori già serviti e che si apprestano all’uscita.
  • Consentire l’ingresso nel locale ad un numero di persone tale da garantire all’interno del punto di somministrazione il corretto distanziamento interpersonale (almeno 1 metro).
  • Laddove possibile prevedere barriere fisiche di protezione tra il cliente e il personale di servizio (es. parafiato per le postazioni di cassa).
  • Verificare che i clienti che accedono all’esercizio mantengano l’uso delle mascherine fino al momento della consumazione.
  • Se nel locale sono presenti aree per il consumo in piedi con tavoli o altri piani di appoggio devono essere garantite la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.
  • Eliminare le modalità di servizio a buffet. Evitare l’utilizzo del servizio di distributori automatici e di espositori self-service di alimenti e bevande; ad esempio, per quanto riguarda le bevande limitare l’accesso agli espositori delle bevande al solo personale addetto.
  • Il personale deve sempre indossare la mascherina di tipo chirurgico
  • Tutto il personale deve adottare misure igieniche stringenti come lavare le mani più spesso e non toccarsi gli occhi, il naso e la bocca.
  • Il personale deve pulire le superfici del bancone del bar o del locale bar e dei piani di appoggio dopo ogni servizio e provvedere alla loro disinfezione con adeguata frequenza.
  • Allo scopo di ridurre il numero degli accessi fisici nell’esercizio, incentivare l’ordinazione/vendita a distanza o online, sia con modalità di consegna a domicilio che con ritiro in fascia oraria concordata presso il pubblico esercizio (specialmente per quanto riguarda l’orario dei pasti).
  • Incoraggiare l’uso di modalità di pagamento che evitino lo scambio di denaro, soprattutto contactless”.

Queste, infine, le indicazioni a cui dovrebbe attenersi la clientela:

  • “Evitare il contatto ravvicinato (inferiore al metro) con gli altri clienti e il personale.
  • Rispettare le indicazioni dei gestori sulle distanze da mantenere e le regole igieniche da osservare.
  • Sostare nel locale solo il tempo strettamente alla consumazione.
  • Togliere la mascherina solo per la consumazione, mantenendola distanza di sicurezza (di almeno un metro) dal personale e dagli altri clienti.
  • Indossare la mascherina quando ci si sposta all’interno del locale (es. per raggiungere i servizi igienici) e per pagare alla cassa.
  • Evitare l’uso promiscuo di bicchieri e bottiglie.
  • Un referente per l’impresa dovrà verificare il rispetto da parte dei clienti delle norme di cui sopra”.

Fonte: puntosicuro.it

Covid 19, climatizzatori e ventilatori: indicazioni sull’utilizzo

Covid 19: climatizzatori e ventilatori

Un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – a cura del Gruppo di Lavoro Ambiente-Rifiuti COVID-19 – descrive i sistemi di ventilazione e di climatizzazione che possono favorire la movimentazione dell’aria in ambienti indoor (strutture comunitarie non sanitarie e ambienti domestici) e fornisce raccomandazioni operative di gestione degli impianti.

Si tratta del “Rapporto ISS COVID-19 n. 33/2020“, su cui la redazione di puntosicuro.it si è già soffermata pubblicando l’articolo dal titolo: “Indicazioni sugli impianti di ventilazione/climatizzazione in strutture comunitarie non sanitarie e in ambienti domestici in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2. ”.

Il rischio di contagio associato all’aerosol è ridotto, tuttavia “gli impianti di climatizzazione e di ventilazione possono mitigare o acuire il rischio di contagio aerogeno. Infatti, la movimentazione dell’aria in ambiente può incrementare la gittata delle gocce o determinare lo spostamento dell’aerosol verso una diversa porzione dell’ambiente, investendo altri occupanti e favorendone il contagio”.

Rischi e indicazioni per la diffusione in una medesima zona

Il Rapporto che ricorda come la gestione dell’ impianto di climatizzazione e di ventilazione “deve essere adeguata alle caratteristiche dell’impianto e alla modalità d’uso degli ambienti”, si sofferma in particolare sulla diffusione dell’aria e dell’eventuale bioaerosol all’interno di una medesima zona.

Si segnala che gli impianti di ventilazione e i terminali di climatizzazione con immissione d’aria per ventilazione forzata (es. ventilconvettori, split, bocchette, anemostati, ecc.) “determinano la formazione di getti d’aria in ambiente che possono interagire con le emissioni dovute alla respirazione. L’entità dell’interazione dipende dalla dimensione delle gocce e dalla velocità dell’aria”, come illustrato nella figura 4 che riprendiamo dal documento:

Si indica che:

  • “velocità superiori a 0,25 m/s determinano interazione con il getto”.
  • “velocità superiori a 2 m/s determinano il trascinamento di gocce che non formano aerosol, aumentando in modo significativo il rischio di sospensione di carica virale”.
  • “per velocità superiori a 0,25 m/s si ha un incremento della gittata delle gocce con conseguente riduzione dell’efficacia del distanziamento interpersonale”.

Si indica poi che alcuni terminali di climatizzazione, esistenti sia come terminali ad espansione diretta (split) che come ventilconvettori (fan-coil), “generano abitualmente getti d’aria di intensità rilevante all’interno dell’ambiente”.

Ricordiamo che i ventilconvettori o unità terminali idroniche del tipo fan coil “sono dei terminali per il controllo della temperatura ambiente, ad uso locale, costituiti da un filtro grossolano per l’aria, uno scambiatore di calore alettato per il riscaldamento o il raffreddamento dell’aria, un ventilatore e una vaschetta di raccolta per lo scarico della condensa eventualmente prodotta in fase di raffreddamento. I componenti sono racchiusi in un mobiletto dotato di griglie per l’ingresso e l’uscita dell’aria. I ventilconvettori sono situati all’interno o in prossimità dello spazio da condizionare con immissione diretta dell’aria nella zona o attraverso canalizzazione di modesta estensione. Trattano esclusivamente l’aria presente nei singoli locali dell’edificio”.

Il documento riporta alcune “esemplificazioni per diverse disposizioni dei getti e del relativo rischio di trascinamento di goccioline all’interno della zona occupata dalle persone”.

Si sottolinea poi che “la rilevanza dell’interazione con i getti d’aria all’interno di un singolo ambiente dipende dal modo in cui sono utilizzati gli ambienti”.

Riprendiamo dal documento alcuni esempi in ambito lavorativo:

  • Ambiente occupato da un singolo utente, in via esclusiva: in questo caso non ci sono rischi associati e nessuna necessita di particolare interazione con l’impianto di climatizzazione
  • Ambiente occupato da diversi utenti, seppure non contemporaneamente (es. sala copie, sala ristoro con accesso di un solo utente per volta, turnazioni in aree ufficio): si ha un rischio di diffusione per presenza differita e il trascinamento aerodinamico “può prolungare il periodo di sospensione delle gocce”
  • Ambiente occupato da più utenti o da un singolo utente in via prevalente, con sporadici accessi di altri utenti (es. una segreteria): si ha il rischio di “diffusione per presenza contemporanea”. E “l’incremento della gittata delle goccioline e la dispersione dell’aerosol possono favorire la diffusione tra le diverse parti dell’ambiente”.

Si ricorda poi che l’intervento del personale che si cura della pulizia dei locali o di altri operatori “rappresenta una condizione in cui l’ambiente risulta occupato da diversi utenti, salvo che ciò sia differito per un tempo sufficiente alla diluizione/inattivazione dell’eventuale bioaerosol diffuso e, comunque, anche sedimentato sulle superfici”.

In ogni caso – continua il Rapporto – “il ricambio dell’aria in ambiente mediante immissione di aria esterna determina una riduzione della carica patogena eventualmente presente e quindi riduce il rischio di esposizione” al nuovo coronavirus.

Rischi e indicazioni per la diffusione tra zone distinte

Il documento si sofferma poi sulla diffusione tra zone distinte.

Si segnala che la ventilazione “può determinare il movimento di masse d’aria da un ambiente ad un altro adiacente, con trasporto dell’eventuale bioaerosol sospeso. Infatti, la portata d’aria in uscita da un ambiente è pari a quella immessa. Oltre che dagli impianti di ventilazione meccanica controllata di ogni genere, si avranno infiltrazioni in ingresso ed in uscita attraverso l’involucro edilizio, sia con l’esterno che con gli ambienti adiacenti”.

Si indica poi che la movimentazione dell’aria dipende “dalla differenza tra le pressioni ai due lati di ogni partizione che, in generale, dipende anche dalle specifiche condizioni climatiche (direzione ed intensità del vento, differenza di temperatura ed effetto camino degli edifici) oltre che dagli impianti aeraulici attivi”.

Si possono individuare alcune differenti condizioni di esercizio. E riprendiamo, in conclusione, alcune indicazioni sulla tipologia di impianto di ventilazione e sulla diffusione tra zone adiacenti.

Il rapporto segnala, infine, che “le sezioni di recupero di calore a scambio diretto o rotativo possono determinare un ricircolo di trafilamento, anche se in generale di entità esigua”.

Fonte: puntosicuro.it