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Impianti rifiuti: nuovo decreto sulla prevenzione incendi

Impianti rifiuti: nuovo decreto sulla prevenzione incendi

Dato che negli ultimi anni sono aumentati gli episodi di incendi ad impianti di trattamento e/o stoccaggio di rifiuti, sono in arrivo nuove regole antincendio relative a questo settore.

Con l’approvazione del D. M. 26 luglio 2022 dal titolo “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per gli stabilimenti ed impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti” si intende applicare le norme tecniche di prevenzione incendi ad un settore di attività finora non soggetto: quello degli stabilimenti ed impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti.

LE NOVITA’ DEL DECRETO

Il nuovo D. M. 26/7/2022 nell’Allegato I precisa che le nuove norme tecniche si applicano a:

  • stabilimenti e impianti di stoccaggio dei rifiuti in via esclusiva o a servizio degli impianti di trattamento di rifiuti (esclusi i rifiuti inerti e radioattivi)
  • centri di raccolta di rifiuti (le cosiddette “piattaforme ecologiche” o “isole ecologiche” e simili) di superficie superiore a 3.000 mq (in questo caso, escluse le parti verdi perimetrali).

La norma si dovrà applicare sia alle attività di nuova realizzazione, sia alle attività esistenti e quindi già autorizzate entro 5 anni dall’entrata in vigore del Decreto.

LE INDICAZIONI PREVISTE DAL NUOVO DECRETO

Il nuovo D. M. 26/7/2022 prescrive che le nuove norme tecniche in esso contenute vengano applicate agli “stabilimenti e impianti che effettuano stoccaggio dei rifiuti in via esclusiva o a servizio degli impianti di trattamento di rifiuti, esclusi i rifiuti inerti e radioattivi, nonché ai centri di raccolta di rifiuti di superficie superiore a 3.000 m²”.

Dunque, il nuovo Decreto intende applicare l’intero codice prevenzione incendi agli stabilimenti ed impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti che prima ne erano esclusi.

Il nuovo D. M. 26/7/2022 può non essere applicato (con facoltà di adeguarsi):

  • alle attività già in possesso di un atto abilitativo come previsto dall’art. 38, comma 1, D.L. 21 giugno 2013, n. 69 (“Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”) – ossia alle attività di nuova introduzione nell’elenco delle attività soggette a prevenzione incendi ai sensi dell’Allegato I del D.P.R. n. 151/2011);
  • attività in regola con gli adempimenti previsti agli artt. 3, 4, 5 e 7, D.P.R. n. 151/2011 – ossia quelle attività in possesso di un parere di conformità per progetto di prevenzione incendi (art. 3); di un CPI rilasciato o una SCIA inviata (art. 4); ove necessario, quelle attività che siano in regola con i rinnovi periodici di prevenzione incendi (art. 5); ove necessario, quelle attività per cui siano state approvate eventuali deroghe (art. 7).
ENTRATA IN VIGORE DEL DECRETO

Il D. M. 26 luglio 2022 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 187 dell’8 agosto 2022 ed entrerà in vigore a 90 giorni dalla pubblicazione.

Infortuni mortali sul lavoro: aumentano in Calabria

Infortuni mortali sul lavoro: la Calabria tra le regioni con maggior incremento

Dall’analisi territoriale delle denunce di infortunio all’Inail nei primi sette mesi dell’anno, si evince che le regioni con i maggiori incrementi sono la Toscana, il Veneto e la Sardegna (+7 casi mortali ciascuna), la Calabria (+6 casi) e la Sicilia (+5 casi).

I maggiori decrementi, invece, si sono registrati in Campania (-30 casi), Puglia (-24 casi) e Abruzzo (-18 casi).

Come evidenziato da Vega Engineering, che attraverso il proprio Osservatorio Sicurezza sul Lavoro analizza mensilmente i dati pubblicati dall’INAIL, ad una lettura più approfondita dei dati, nonostante una diminuzione del 16% del numero di infortuni mortali,  si registra per contro un preoccupante incremento delle morti sul lavoro nel periodo gennaio-luglio 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021.

L’INAIL riporta che dal 1 gennaio al 31 luglio 2022 si sono registrati in Italia complessivamente 569 infortuni mortali sul lavoro, mentre nello stesso periodo del 2021 gli infortuni mortali erano 677.

La diminuzione del 16%, però, è dovuta ai numerosi infortuni mortali causa Covid registrati nel 2021, quasi del tutto assenti nel primo semestre del 2022.

Escludendo dunque dal conteggio i “casi Covid“, con riferimento al primo semestre dell’anno, si evince che le morti in occasione di lavoro sono passate dalle 171 del 2021 alle 452 del 2022 con un incremento del +164%.

INFORTUNI MORTALI: I NUMERI ASSOLUTI

Vediamo la classifica delle regioni italiane in base al numero di infortuni mortali registrati dal 1 gennaio 2022 al 30 giugno 2022:

  1. Lombardia (60)
  2. Veneto, Emilia Romagna (39)
  3. Lazio (35)
  4. Toscana (34)
  5. Campania (32)
  6. Piemonte (31)
  7. Sicilia (27)
  8. Puglia (26)
  9. Trentino Alto Adige (19)
  10. Calabria, Marche (14)
  11. Sardegna (10)
  12. Umbria (9)
  13. Abruzzo (7)
  14. Liguria (5)
  15. Valle d’Aosta (4)
  16. Molise (3)
  17. Basilicata, Friuli Venezia Giulia (2)

Come spesso accade a guidare la classifica del maggior numero di vittime in occasione di lavoro è la Lombardia che è anche la regione con la più alta popolazione lavorativa.

Vale la pena precisare, però, il numero assoluto di infortuni mortali sul lavoro è scarsamente indicativo del fenomeno infortunistico nelle diverse regioni e province, in quanto non tiene conto della popolazione lavorativa presente nell’area di analisi.

INFORTUNI MORTALI: L’INDICE DI INCIDENZA

Se invece teniamo conto del numero di infortuni mortali rapportandolo con la popolazione lavorativa di ogni regione otteniamo l’indice di incidenza della mortalità, un dato che consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra zone (ad esempio regioni) differenti.

In sostanza, questo indice è veramente rappresentativo del fenomeno infortunistico di ogni regione perché è calcolato dal rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa regionale.

Sulla base del calcolo dell’indice di incidenza della mortalità si ottiene una classifica del fenomeno infortunistico nelle regioni molto diversa dalla precedente:

  1. Valle d’Aosta
  2. Trentino Alto Adige
  3. Molise
  4. Calabria
  5. Umbria
  6. Marche
  7. Toscana
  8. Puglia
  9. Sicilia
  10. Campania
  11. Emilia Romagna
  12. Veneto
  13. Sardegna
  14. Piemonte
  15. Lazio
  16. Abruzzo
  17. Lombardia
  18. Basilicata
  19. Liguria
  20. Friuli Venezia Giulia

In questo caso la Valle d’Aosta balza al primo posto, in quanto il peso del fenomeno infortunistico in questa regione (4 infortuni su 52.741 occupati) è molto maggiore rispetto alla Lombardia (60 infortuni su 4.332.516 occupati) che, dalla prima posizione della classifica basata sui numeri assoluti, finisce quasi in coda al 17° posto nella classifica calcolata in base all’indice di incidenza.

Fonti: INAILVega Engineering

Nomina del Preposto: le novità del Testo Unico della Sicurezza

Nomina del Preposto: le novità del Testo Unico della Sicurezza

Il cosiddetto “Decreto Fiscale” (Legge 215/2021), pubblicato nella G.U. del 20 dicembre 2021 n. 301, contenente misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili, contiene anche modifiche rilevanti al D. Lgs. 81/08 (il Testo Unico Salute e Sicurezza sul Lavoro), con particolare riferimento al rafforzamento del ruolo del Preposto.

Vediamo le modifiche apportate al TUSL e le relative conseguenze sui contesti di lavoro.

L’obbligo del datore di lavoro (e dei dirigenti) di individuare il preposto o i preposti

Nella sezione Obblighi del datore di lavoro e dei dirigenti del D.Lgs. n. 81/2008 (art. 18 comma 1), la modifica più significativa è l‘introduzione del nuovo obbligo di nomina del preposto, vigente dal 21 dicembre 2021 e penalmente sanzionato a titolo contravvenzionale, a carico del Datore di lavoro e/o del dirigente (nell’ambito delle sue competenze e attribuzioni).

Si tratta, quindi, di un obbligo nuovo e penalmente sanzionato, la cui violazione prevede per il datore di lavoro e il dirigente l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.500 a 6.000 euro [Art. 55, co. 5, lett. d)].

Il successivo articolo 26 del D.Lgs. n. 81/2008 è anch’esso stato modificato in tal senso, disponendo (al comma 8 bis) che “nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori e subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto”.

I datori di lavoro che non comunicano ai committenti il nominativo del preposto sono sanzionati penalmente a titolo contravvenzionale con arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.500 a 6.000 euro [Art. 55, co. 5, lett. d)]

Obblighi del preposto

Anche l’articolo 19 del D.Lgs. n. 81/2008 relativo agli Obblighi del Preposto ha subito importanti modifiche, che comportano obblighi penalmente sanzionati a titolo contravvenzionale.

In base alle nuove disposizioni, in riferimento alle attività indicate all’articolo 3, i preposti devono, in caso di rilevazione di non conformità comportamentali in ordine alle disposizioni e istruzioni impartite dal datore di lavoro e dirigenti ai fini della protezione collettiva e individuale, intervenire per modificare il comportamento non conforme fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza della inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti.

Inoltre, in caso di rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza, se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al datore di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate.

I due nuovi obblighi sono sanzionati penalmente a titolo contravvenzionale con arresto fino a due mesi o ammenda da 491,40 a 1.474,21 euro [Art. 56, co. 1, lett. a)], oltre a costituire gravi violazioni disciplinari del contratto di lavoro.

L’obbligo del preposto di vigilare sul rispetto delle disposizioni di legge ed a quelle aziendali, di contrastare i comportamenti scorretti e pericolosi dei lavoratori e ogni situazione di pericolo, con l’obbligo di sospendere il lavoro, sempre in caso di pericolo grave e immediato, configura una posizione di garanzia diversa dal passato.

In molti casi potrebbe configurarsi come l’unico responsabile di infortuni sul lavoro: ad esempio, quando le macchine e le disposizioni organizzative sono ineccepibili, e la causa dell’infortunio è da ricondursi unicamente nella mancata sospensione del lavoro (mancato esercizio del potere impeditivo da parte del garante della sicurezza nominato dal datore di lavoro in conformità alla definizione dell’art. 2 del D.Lgs. n. 81/2008). Inoltre, comprende anche le situazioni di pericolo create da appaltatori e subappaltatori.

Obblighi (di vigilanza) del datore di lavoro e del dirigente

Il datore di lavoro e il dirigente sono obbligati a pretendere, da parte del preposto regolarmente individuato, lo svolgimento dei compiti sopra citati.

In base all’art. 18 del D.Lgs. n. 81/2008, il datore di lavoro e i dirigenti sono tenuti a vigilare in ordine all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 19 [preposto], 20 [lavoratore], …, ferma restando l’esclusiva responsabilità dei soggetti obbligati ai sensi dei medesimi articoli qualora la mancata attuazione dei predetti obblighi sia addebitabile unicamente agli stessi e non sia riscontrabile un difetto di vigilanza del datore di lavoro e dei dirigenti”.

Dunque, in caso di omessa vigilanza, datore di lavoro e dirigente saranno corresponsabili delle omissioni del preposto.

La formazione obbligatoria e l’aggiornamento del preposto

Le modifiche del Decreto Legge n. 146/2021 hanno introdotto nell’articolo articolo 37 sulla Formazione il nuovo comma 7-ter, ai sensi del quale per assicurare l’adeguatezza e la specificità della formazione, nonché l’aggiornamento periodico dei preposti ai sensi del comma 7, le relative attività formative devono essere svolte interamente con modalità in presenza e devono essere ripetute, con cadenza almeno biennale e comunque ogni qualvolta ciò sia reso necessario in ragione dell’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi.

La violazione di questo comma è punita, per il datore di lavoro e il dirigente, con l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.474,21 a 6.388,23 euro [Art. 55, co. 5, lett. c)].

Dunque, in relazione alla formazione in presenza e l’aggiornamento biennale della formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro dei preposti, si può riepilogare come segue:

  • La legge di conversione 215/2021 del DL 146/2021 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 20/12/2021, ed è entrata in vigore il giorno dopo, 21/12/2021.
  • L’obbligo di formazione, penalmente sanzionato con arresto o ammenda dell’aggiornamento biennale, è stato introdotto da questa legge nell’art. 37 del D.Lgs 82/2008.
  • La Costituzione vieta la retroattività della legge penale. Per effetto di tale divieto, l’obbligo di formazione è dunque entrato in vigore il 21.12 2021 e non può avere effetto retroattivo.

Modifiche al Testo Unico sulla Sicurezza

Modifiche al Testo Unico sulla Sicurezza

Con la Legge 215/2021, pubblicata nella G.U. del 20 dicembre 2021 n. 301, è entrato in vigore il cosiddetto “Decreto Fiscale”, recante misure in materia economica e fiscale, ma anche in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Di seguito, le principali modifiche al Testo Unico sulla Sicurezza introdotte dalla Legge 215/2021.

art. 13, sulla “Vigilanza”: vengono attribuiti all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) gli stessi compiti e poteri già previsti per le Aziende Sanitarie Locali (ASL), con conseguente ampliamento delle competenze ispettive dell’INL negli ambiti/settori lavorativi.

art. 14, sui Provvedimenti degli organi di vigilanza per il contrasto del lavoro irregolare e per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori: le nuove disposizioni non prevendono la reiterazione della violazione come condizione necessaria per far scattare la sospensione, ma sarà sufficiente irregolarità per il 10%dei lavoratori occupati e/o l’accertamento di una delle violazioni contenute nell’ Allegato I per far scattare il provvedimento.

Allegato I

FATTISPECIE

IMPORTO SOMMA AGGIUNTIVA

1 Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi Euro 2.500
2 Mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed evacuazione Euro 2.500
3 Mancata formazione ed addestramento Euro 300 per ciascun lavoratore interessato
4 Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile Euro 3.000
5 Mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS) Euro 2.500
6 Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto Euro 300 per ciascun lavoratore interessato
7 Mancanza di protezioni verso il vuoto Euro 3.000
8 Mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno Euro 3.000
9 Lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi Euro 3.000
10 Presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi Euro 3.000
11 Mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale) Euro 3.000
12 Omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo Euro 3.000

L’impresa destinataria del provvedimento non potrà contrattare con la pubblica amministrazione per tutto il periodo di sospensione.

art. 18, sugli “Obblighi del Datore di Lavoro e del dirigente”: le due figure devono individuare il preposto per l’effettuazione delle attività di vigilanza. Nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori o subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto.

Si fa chiarezza sulla responsabilità dei dirigenti scolastici: i dirigenti delle istituzioni scolastiche sono esentati da qualsiasi responsabilità civile, amministrativa e penale qualora abbiano tempestivamente richiesto gli interventi strutturali e di manutenzione di cui al comma 3, necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati, adottando le misure di carattere gestionale di propria competenza nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

art. 19, sugli “Obblighi del Preposto”: intervenire per modificare il comportamento non conforme, fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza dell’inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti. La formazione periodica è fissata con cadenza biennale.

art. 37, sulla “Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti”: si attende nuovo accordo Stato-Regioni entro giugno 2022.

art. 55, sulle “Sanzioni per il Datore di Lavoro e il dirigente”: le sanzioni per datore di lavoro e dirigente prevedono l’arresto da due a quattro mesi o un’ammenda da 1.474,21 a 6.388,23 euro anche per la violazione dell’articolo 37, comma 1, lettera7- ter (il nuovo obbligo formativo a cadenza biennale del preposto). Calano invece le sanzioni (arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.500 a 6.000 euro per le violazioni di cui all’art. 18 comma 1, lettere a) nomina medico, d) fornitura DPI e z) prima parte (aggiornamento misure di prevenzione per mutamenti organizzativi/produttivi), e 26, commi 2 e 3, primo periodo (contratti di appalto e somministrazione, obblighi di coordinamento fra datori di lavoro e subappaltatori) e, si aggiunge per le violazioni dell’art. 26 comma 8 bis.

art. 99, sulla “Notifica preliminare” introdotto il comma 1-bis: la notifica preliminare prodotta dal committente o dal responsabile dei lavori o dal prefetto (art. 99 comma 1), prima dell’inizio dei lavori dovranno alimentare una apposita banca dati istituita presso l’Ispettorato nazionale del lavoro: in vista un decreto dell’INL che individui le modalità tecniche e operative anche rispetto le altre banche dati e con la PA.

Corso di formazione Covid Manager (Referente Unico Covid)

Corso di formazione Covid Manager (Referente Unico Covid)

Al Covid Manager (o Referente Unico Covid) spettano i compiti di coordinamento per l’applicazione delle misure anticontagio in azienda e di punto di riferimento per il Sistema Sanitario Regionale, ad esempio per agevolare le attività di tracciamento dei contatti (la ricerca e la gestione dei contatti di un caso confermato COVID-19).

A differenza delle aziende, dove è facoltativa, la figura del Covid Manager è invece necessaria in settori come le Scuole e le RSSA (Residenze Socio Sanitarie Assistenziali).

Per quanto riguarda l’organizzazione di matrimoni e cerimonie, la figura del Covid Manager è prevista dalla Prassi di Riferimento UNI/PdR 106:2021 (ratificata dall’UNI il 11/5/21).

Nel caso di eventi o matrimonio di piccole dimensioni si provvederà alla designazione di un Covid Manager e tale ruolo potrà essere ricoperto da:

  • Wedding Planner
  • Destination Wedding Planner

Nei casi di eventi o matrimoni di grandi dimensioni, la UNI/PdR 106:2021 indica la necessità di istituire una Covid Unit, che prevede l’interazione delle varie figure per la prevenzione del rischio contagio da COVID-19:

  • Wedding Planner o Destination Wedding Planner in qualità di Covid Manager con funzione di coordinamento della Covid Unit;
  • Medico Competente ai sensi del D.Lgs. 81/08;
  • Responsabile della Struttura Ricettiva dell’evento principale;
  • Responsabile dei Servizi Alberghieri (nei casi di Destination Wedding Planning);
  • Responsabile dei Servizi Logistici (nei casi di Destination Wedding Planning).

In ogni caso, al Covid Manager spetta l’obbligo di accertarsi che i festeggiamenti avvengano in accordo con quanto previsto dalle “Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali” emanate dalla Conferenza permanente Stato Regioni.

Serinta organizza corsi di formazione per Covid Manager della durata di 16 ore.

L’obiettivo del corso di formazione Covid Manager è quello di approfondire le conoscenze, le competenze e le responsabilità di chi deve svolgere le funzioni di coordinamento per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo anti-contagio da Coronavirus SARS-CoV-2.

Per maggiori informazioni scrivici o chiamaci 0968 432291

Covid-19 e sistemi di SSL: una sfida globale

Covid-19 e sistemi di SSL: una sfida globale per la salute e la sicurezza sul lavoro

Il rapporto realizzato in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro 2021 dal titolo “Anticipare ed essere pronti a rispondere alle crisi. Investire in sistemi resilienti di Salute e Sicurezza sul Lavoro”

  • analizza la prevenzione e la gestione dei rischi inerenti alla crisi sanitaria;
  • esamina altri rischi per la salute e la sicurezza correlati al cambiamento delle modalità di lavoro derivanti dalle misure di controllo dei virus.

La pandemia di Covid-19 ha avuto profonde ripercussioni su quasi tutti gli aspetti del mondo del lavoro: dal rischio di contrarre il virus, alla perdita del lavoro, alla chiusura delle attività, alle restrizioni alla mobilità e il confinamento, alla chiusura delle scuole e agli impatti sulle catene globali di fornitura.

I cambiamenti avvenuti in risposta alla pandemia hanno generato alti livelli di disoccupazione, una perdita massiccia di ore lavorate, la chiusura delle attività e condizioni di lavoro precarie per molti lavoratori.

Durante la crisi, le imprese e i lavoratori occupati nell’economia informale sono stati particolarmente esposti ai rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, a causa della mancanza di tutele adeguate.

Oltre al rischio di contrarre il nuovo coronavirus, in tutti i settori i lavoratori hanno affrontato anche altre sfide correlate al lavoro ed emerse durante la pandemia, quali l’aumento dello stress, della violenza e delle molestie.

In alcuni casi, le nuove modalità di organizzazione del lavoro adottate per mitigare la diffusione del virus possono dare origine a nuovi rischi per la SSL, come i rischi chimici, ergonomici e psico-sociali.

Politiche nazionali e sistemi normativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Disporre di politiche e sistemi normativi solidi in materia di SSL (Salute e sicurezza sul lavoro), integrati da disposizioni normative coerenti, può contribuire all’elaborazione di una strategia di preparazione e risposta efficace per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e aumentare le possibilità di ripresa o continuità delle attività aziendali.

La pandemia di COVID-19 ha evidenziato la necessità di disporre di un quadro normativo completo in materia di SSL, che definisca i diritti e le responsabilità fondamentali, che sia rivolto a tutti i lavoratori e che prenda in considerazione tutti i rischi legati alla SSL.

È necessario inoltre che tale sistema sia funzionale e reattivo, consentendo l’adozione di misure tempestive e adeguate per affrontare situazioni impreviste e mitigare i rischi per la SSL, siano essi nuovi, emergenti ed esistenti.

Riconoscimento del COVID-19 come infortunio sul lavoro e/o malattia professionale

Attualmente, diversi paesi riconoscono il COVID-19 come infortunio o malattia professionale per gli operatori sanitari e i lavoratori addetti all’emergenza, mentre in altri paesi questo riconoscimento si estende anche ai lavoratori dei servizi considerati essenziali. Altri paesi, invece, hanno esteso questo riconoscimento a tutti i settori o professioni.

Indagine della Rete di esperti di salute e sicurezza sul lavoro del G20

La Rete di esperti di SSL del G20 ha realizzato, in collaborazione con l’OIL, un’indagine in 12 paesi: Argentina, Australia, Cina, Francia, Germania, Giappone, Indonesia, Italia, Regno Unito, Russia, Spagna e Turchia.

Questa indagine ha analizzato il modo in cui i paesi hanno risposto alla pandemia e le tipologie di misure adottate per rallentare la diffusione del virus sul lavoro.

indagine g20 ssl

Sono state elaborate normative e direttive specifiche per prevenire e limitare altri rischi correlati, come i rischi chimici, ergonomici e psicosociali, che possono sorgere come conseguenza dell’adozione delle misure di SSL e delle nuove procedure e modalità di lavoro per prevenire i contagi.

Considerato l’aumento del rischio di violenza e molestie sia fisiche che psicologiche, in particolare contro gli operatori sanitari, molti paesi hanno adottato delle politiche e delle norme volte a prevenire tali comportamenti.

Altrettanto importante è garantire il rispetto delle norme in materia di SSL. La crisi causata dal COVID-19 ha messo in evidenza la necessità di intensificare e rafforzare i sistemi di ispezione del lavoro affinché possano adattarsi a queste nuove sfide.

Oltre all’ispezione del lavoro, anche altri meccanismi— come i servizi di consulenza, i codici di condotta, gli obblighi contrattuali, le attività di informazione e sensibilizzazione e gli incentivi —possono contribuire al rispetto delle norme in materia di SSL.

Quadri istituzionali nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro

La crisi del COVID-19 ha evidenziato la necessità di disporre di quadri istituzionali solidi in materia di SSL.

L’esistenza di un’autorità nazionale competente in materia di SSL — che garantisca una leadership affidabile in un momento di crisi — è fondamentale per attuare una risposta coordinata e tempestiva in un contesto in rapida evoluzione.

Il quadro istituzionale nazionale in materia di SSL dovrebbe prevedere dei meccanismi per assicurare il dialogo sociale sulla salute e la sicurezza sul lavoro. Il rafforzamento del consenso attraverso un approccio tripartito consente una più efficace attuazione delle misure, anche quando queste risultano complesse o di difficile attuazione.

L’organo consultivo nazionale tripartito sulla SSL è un meccanismo comune sviluppato dai paesi per garantire la partecipazione dei lavoratori e dei datori di lavoro alla governance della SSL, in cui sono rappresentati tutti o quasi tutti i ministeri, le istituzioni e le parti sociali pertinenti.

Tale organismo dovrebbe essere coinvolto nel processo decisionale a livello nazionale, come l’elaborazione di disposizioni o direttive per attenuare l’impatto del COVID-19.

Servizi di salute sul lavoro

La pandemia di COVID-19 ha evidenziato il ruolo fondamentale di collegamento che i servizi di salute sul lavoro svolgono tra il sistema sanitario pubblico e i luoghi di lavoro.

Tali servizi possono essere istituiti dalle imprese, dalle autorità pubbliche, dagli organi di previdenza sociale, nonché da qualsiasi ente autorizzato. Inoltre, essi possono essere istituiti per una singola impresa o come servizio comune per un determinato numero di imprese.

I servizi di salute sul lavoro rivestono un ruolo fondamentale poiché forniscono consulenza e sostegno ai datori di lavoro nella valutazione dei rischi e nell’adozione di adeguate misure preventive, orientando le strategie e le misure sul lavoro, valutando e monitorando la salute dei lavoratori e fornendo assistenza di primo soccorso.

Nel contesto della pandemia di COVID-19, i servizi per la salute sul lavoro — per monitorare la salute dei lavoratori e fornire primo soccorso e una risposta alle situazioni di emergenza — si sono spesso occupati di tracciare i casi confermati e sospetti, nonché i potenziali contagi, fornire indicazioni ai lavoratori sulla quarantena e notificare le informazioni in loro possesso alle autorità sanitarie e di previdenza sociale competenti.

I servizi di salute sul lavoro forniscono inoltre raccomandazioni per facilitare l’adeguamento del luogo di lavoro ai lavoratori e proteggere i lavoratori maggiormente vulnerabili.

Durante la pandemia di COVID-19, questi servizi hanno consentito di ottimizzare il lavoro in base allo stato di salute dei lavoratori e agli altri fattori di rischio noti, quali l’età, l’etnia e l’indice di massa corporea.

Servizi di informazione, consulenza e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro

I servizi di informazione e consulenza in materia di SSL costituiscono il prerequisito per il buon funzionamento dei servizi stessi di SSL, in quanto forniscono ai lavoratori e ai datori di lavoro informazioni essenziali e aggiornate sui requisiti di SSL esistenti e di nuova introduzione, sia in contesti ordinari che in situazioni di emergenza.

Le autorità nazionali preposte alla SSL hanno svolto un ruolo chiave nella diffusione delle informazioni sulla pandemia, attraverso la creazione di siti ad hoc e materiale di supporto destinato a diversi settori, facilmente riproducibile per essere distribuito ai lavoratori o affisso nei luoghi di lavoro.

Tali iniziative sono particolarmente importanti per le micro, piccole e medie imprese che spesso non possiedono le competenze e le capacità necessarie per elaborare simili supporti.

Le campagne di informazione e sensibilizzazione svolgono un ruolo fondamentale nella promozione di temi chiave di SSL.

Nel caso del COVID-19, sono state organizzate delle campagne di sensibilizzazione relativamente al rischio della trasmissione del virus tra i lavoratori dei servizi essenziali e l’aumento dei casi di violenza e molestie, compresa la violenza domestica, come conseguenza del confinamento domestico dei lavoratori.

Anche la formazione in materia di SSL è una componente importante di risposta alla crisi perché è necessario che i lavoratori sappiano come applicare e rispettare le nuove misure e procedure.

I programmi di formazione sulla salute e la sicurezza sul lavoro sono stati modificati per includere i nuovi rischi, come la prevenzione della trasmissione del virus, l’attuazione di controlli amministrativi e tecnici per contenere la diffusione del virus e la prevenzione degli effetti psicosociali dovuti al cambiamento delle modalità di lavoro.

Raccolta dati e ricerca in materia di salute e sicurezza sul lavoro

La raccolta dati e di informazioni sulla salute e la sicurezza sul lavoro e l’istituzione di sistemi di notifica consentono ai governi e ai datori di lavoro di prendere decisioni informate sulle politiche in materia di SSL e di rispondere adeguatamente soprattutto in situazioni di emergenza.

La raccolta e l’uso di dati affidabili sulla salute e la sicurezza sul lavoro sono fondamentali per elaborare politiche, norme, strategie e altre misure in tema di SSL.

Un sistema completo ed efficace per la raccolta e l’analisi delle informazioni dovrebbe includere meccanismi e strutture adeguate per la registrazione e la notifica degli infortuni e delle malattie professionali. Tali sistemi dovrebbero disporre di adeguate capacità di ricerca per identificare i rischi nuovi ed emergenti, nonché le nuove tecniche di prevenzione per affrontare tali rischi.

Se i paesi dispongono di queste capacità, essi possono concentrare i loro studi e le loro ricerche sulle necessità attuali, e quindi dare supporto tecnico ai decisori delle politiche durante le crisi sanitarie, come la pandemia di COVID-19, raccogliendo dati e generando informazioni basate su dati empirici.

Nella maggior parte dei paesi, le imprese hanno l’obbligo di registrare e notificare i casi di infortuni e malattie professionali.

Per promuovere il rispetto di tali obblighi di notifica, le autorità competenti in materia di SSL e altre autorità responsabili, in collaborazione con le parti sociali, devono informare i datori di lavoro e i lavoratori sulle loro responsabilità in termini di registrazione e notifica.

Le statistiche sulle ispezioni del lavoro possono anche fornire dati affidabili su infortuni e malattie professionali, sul rispetto dei requisiti di SSL e su altre questioni in materia di SSL.

Le indagini, sia generali che settoriali, possono essere condotte relativamente ad aspetti critici dell’organizzazione e dell’attuazione delle misure di prevenzione all’interno delle imprese.

Le parti sociali, inoltre, possono raccogliere dati sulla percezione e le esperienze dei loro membri. Gli studi e le ricerche sono spesso necessari per accertare la realtà per le quali non vi sono dati sufficienti.

Nel quadro della crisi legata al COVID-19, gli studi e le ricerche in ambito di SSL possono rivelarsi utili per l’elaborazione e l’aggiornamento delle normative, in particolare per:

  • identificare i rischi specifici in un determinato settore o industria (comprese sia le principali fonti di esposizione al virus che altri rischi correlati), e le strategie per mitigare tali rischi;
  • acquisire una conoscenza più approfondita su gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari o gravi;
  • identificare e valutare le conseguenze per la salute a breve e a lungo termine, ossia gli effetti del nuovo coronavirus e le conseguenze derivanti dall’esposizione ad altri rischi e situazioni lavorative correlate;
  • verificare la conformità e accertare l’efficacia delle disposizioni legali per settore, regione e tipo di impresa, al fine di rafforzare l’adesione di coloro chiamati ad adempiere a tali obblighi.

Quando le crisi si estendono a più paesi, come la pandemia COVID-19, la cooperazione internazionale è fondamentale per scambiare esperienze e lezioni apprese.

In questo contesto, l’OIL fornisce una guida internazionale sulla protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori per identificare soluzioni sostenibili a breve, medio e lungo termine per gli individui, i lavoratori, le comunità e le nazioni.

Rafforzare i sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro nelle imprese

Durante la pandemia di COVID-19, i luoghi di lavoro sono stati adattati alle politiche, alle procedure e alle misure straordinarie adottate per prevenire i contagi. In questo contesto, la collaborazione tra i datori di lavoro, i dirigenti aziendali e i lavoratori è essenziale per garantire l’applicazione e il rispetto delle misure di gestione dei rischi.

Come raccomandato dall’OIL, già prima della pandemia, alcune aziende disponevano di un piano generale di emergenza sul lavoro per far fronte a crisi sanitarie e pandemie. Questo piano può rivelarsi utile per affrontare situazioni impreviste, come la pandemia di COVID-19, e adottare una risposta rapida, coordinata ed efficace.

Per adottare le misure necessarie, è necessario che i datori di lavoro di lavoro — in consultazione coni lavoratori e i loro rappresentanti — effettuino una valutazione dei rischi organica ed esaustiva, prendendo in considerazione l’ambiente di lavoro, le mansioni da svolgere e le misure già disponibili(come i controlli tecnici o amministrativi e i DPI).

La valutazione dei rischi deve estendersi a tutti i lavoratori, i fornitori, i clienti e i visitatori e deve coprire l’intera giornata lavorativa, incluso l’accesso agli spazi condivisi, come i dormitori, i mezzi di trasporto, le aree caffè, i servizi igienici e le aree di passaggio.

La valutazione dei rischi, inoltre, deve prendere in considerazione le caratteristiche individuali dei lavoratori. Il rischio di contrarre e sviluppare una forma grave di COVID-19 è maggiore negli anziani e nelle persone con determinate condizioni di salute preesistenti.

I lavoratori con disabilità inoltre sono maggiormente esposti al rischio di contrarre il COVID-19, a causa delle difficoltà nell’accesso ai servizi igienici, di rispettare il distanziamento sociale o nell’accesso alle informazioni.

Allo stesso modo, anche i lavoratori migranti possono essere più vulnerabili, a causa di diversi fattori: le barriere linguistiche, una limitata conoscenza della comunità ospitante, la difficoltà nell’accesso e nella comprensione delle informazioni sulle misure di SSL o dei loro diritti in quanto lavoratori, la condivisione di alloggi in cui è difficile, se non addirittura impossibile, rispettare il distanziamento sociale o le adeguate misure igieniche.

È fondamentale proteggere i lavoratori dai rischi legati alle nuove condizioni e organizzazioni di lavoro. Le misure di prevenzione devono essere attuate conformemente alla gerarchia dei controlli e agli obblighi stabiliti, come disposto nelle norme e nelle linee guida dell’OIL:

gerarchia controlli

Meccanismi di supporto per un progressivo miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro nelle piccole imprese e nell’economia informale

Le micro, piccole e medie imprese (MPMI), così come coloro che operano nell’economia informale, sono stati particolarmente colpiti dagli effetti della pandemia.

Molti di essi non dispongono delle risorse sufficienti per investire nella SSL, specialmente di fronte a un esponenziale aumento dei rischi legati al virus.

Molti lavoratori delle MPMI e dell’economia informale sono particolarmente esposti al rischio di infortunio o malattia professionale che costituiscono una minaccia sia per le imprese che per la forza lavoro.

Guardare al futuro: sistemi di salute e sicurezza sul lavoro resilienti per affrontare le crisi

La pandemia di COVID-19 ha avuto profonde ripercussioni sul mondo del lavoro. I lavoratori, oltre ad essere stati esposti al rischio di contrarre il virus sul lavoro, sono stati anche soggetti a restrizioni alla mobilità.

Il ricorso al telelavoro è in aumento e molte attività commerciali e produttive sono state costrette a chiudere. Oltre al sistema sanitario pubblico — che ha la responsabilità di prevenire la diffusione del virus COVID-19 e altri rischi per la salute pubblica — è fondamentale disporre di sistemi nazionali di SSL forti ed efficaci per salvaguardare la vita e la salute dei lavoratori.

Per questo motivo, è necessario che tali sistemi dispongano di adeguate risorse umane, materiali e finanziarie. La crisi ha mostrato l’importanza della SSL come attore chiave all’interno del più ampio sistema di risposta alle emergenze e di salute pubblica.

I piani di emergenza nazionali di preparazione e risposta alle emergenze dovrebbero includere anche una preparazione e risposta in materia di SSL.

Le recenti crisi — come l’esplosione di nitrato di ammonio del 2020 a Beirut, i numerosi disastri naturali e le minacce alla salute pubblica come le epidemie di Ebola — hanno messo a dura prova la solidità dei sistemi di risposta alle crisi e hanno avuto forti implicazioni sulla salute e la sicurezza dei lavoratori.

Investire nel rafforzamento dei sistemi di SSL aiuterà i governi, i datori di lavoro e i lavoratori a rispondere all’attuale pandemia, proteggerà la salute sul posto di lavoro e favorirà una rapida ripresa, scongiurando il pericolo di ulteriori contagi. Il rafforzamento di sistemi di SSL resilienti fornirà anche una base per rispondere ad altre crisi ed eventi imprevisti che potrebbero verificarsi in futuro.

Strumenti per proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori durante la crisi di COVID-19

Fonte: www.ilo.orgOrganizzazione internazionale del Lavoro